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lunedì, 24 settembre 2007
Perchè

perchè non posso non posso dire a un amico cosa è successo in questi giorni e che la battuta che oggi lei a dato a un altra persona era per gelosia mia nei confronti di lui  e di lui nei mie confronti. Ora parlando con lui l'ho capita ma non posso dirgli già hai ragione anche oggi lo ha fatto  quando ha detto tanto voi due tra due settimane siete di nuovo qui aveva due scopi ce l'aveva con lui che fa i cazzi suoi e forse era geleosa nei miei confronti
Non so 

ma chi vivrà vedrà

Postato da: mauix2 a 02:00 | link | commenti (5)


Commenti
#1    24 Settembre 2007 - 20:49
 
''??????????
utente anonimo

#2    24 Settembre 2007 - 20:50
 
?????????????
utente anonimo

#3    25 Settembre 2007 - 22:32
 
Da 2000 anni circa, il concetto di fine del mondo si è arricchito di una nuova carica religiosa: la fine del mondo coinciderà con il Giudizio Universale, in cui tutti gli uomini saranno giudicati e ripagati per le loro azioni. Ma il concetto di fine del mondo, non è proprio soltanto della sfera religiosa, perché esso ha da sempre rappresentato uno dei timori più diffusi nell'uomo. Parecchi miti sono incentrati sulla fine del mondo, che verrà preannunciata da gravi disastri ed indizi inequivocabili. Tralasciando la carica di pura superstizione che impregna questo discorso, sarebbe interessante cercare di capire o intuire in che modo quantificare o qualificare la fine del mondo. Le domande a tal riguardo sono molteplici e varie, ma una spicca su tutte: per fine del mondo deve intendersi la fine del pianeta Terra, la fine di ogni forma di vita sul pianeta o ancora la fine dell'attuale civiltà e l'inizio di un nuovo periodo di lento progredire? Non è certo cosa facile rispondere e dopo tutto, bisogna ammettere che non è immediata la comprensione di un' idea che afferma che il mondo potrebbe finire da un momento all'altro. Nell'ammettere tali ipotesi entrerebbero in gioco altre domande. Cosa causerebbe la fine del mondo intesa come distruzione del pianeta?

Lo spegnimento del Sole... ma sembra che esso sia solo alla metà del suo ciclo vitale...

L'impatto con una meteora... ma esse "piccole" per quanto possano Essere sarebbero prontamente tenute sotto controllo.

Uno scompenso gravitazionale, magari causato da improvvisi mutamenti dell'equilibrio del sistema solare... già... una simile ipotesi potrebbe accadere se la Terra si trovasse nel mezzo di un allineamento planetario, che produrrebbe un'elevatissima forza di attrazione che potrebbe far deviare la Terra dal suo naturale percorso. Francamente, però, nessuno scienziato può dirsi in grado di stabilire ciò che effettivamente potrebbe produrre un simile allineamento. A questo punto entra in gioco un sottile alito di mistero che come un uragano sconvolge anche la mente più assennata, riportando parole dimenticate, quasi perse nel tempo, pronunciate nel III sec. a. C. da Berosso, un astronomo: . Questa disposizione planetaria è avvenuta il 5 maggio del 2000, senza causare nessun dissesto. Forse, Berosso non voleva imputare la causa della fine del mondo all'allineamento dei pianeti, forse egli voleva soltanto fissare un punto, un evento, un riferimento.

Si intuisce quindi che a poco o a nulla serve sapere come avverrà la fine del mondo, se non si sa quando, da qui l'esigenza di conoscere e misurare il tempo. Sia che esso, venga diviso in spazi grossolani (Luce-Buio), sia in spazi sempre più precisi (Anni, mesi, giorni, ore, minuti, secondi, millisecondi...), l'uomo ha da sempre cercato di dare e darsi dei precisi riferimenti per catalogare gli eventi. Gli Egizi scandivano il loro tempo sulla base dei periodi di piena del Nilo; altri popoli si basavano su altri elementi, caratteristico è, a tal proposito, il calendario dei mesi dei Lakota che si basava su precisi riferimenti naturali (luna degli alberi scoppiettanti=dicembre; luna quando le ciliege diventano nere=agosto; luna delle foglie cadenti=novembre), si noti come l'elemento astronomico (luna... luna... luna...), appreso grazie ad attente osservazioni dei fenomeni celesti, vada a innestarsi con l'elemento naturale per coprirsi semplicemente di certezza!(ecco raggiunto lo scopo della misurazione del tempo: riuscire a catalogare con precisi riferimenti i vari eventi).

Tra tutti i popoli e le culture sviluppatesi nel mondo intero, uno soltanto può definirsi come il popolo che aveva ossessione del tempo e voleva misurarlo e conseguentemente controllarlo. Tale popolo era il popolo Maya. Il loro calendario è estremamente preciso, calcola la durata dell'anno solare in 365,2420 giorni (errore per difetto di soli 0,0002 giorni. N.B. quello attualmente utilizzato da noi erra di circa 0,0003 giorni...), e quello lunare in 29,528395 (di poco inferiore al valore reale). Essi avevano altresì sviluppato un perfetto metodo di previsione delle eclissi, avendo nozione che esse possono avvenire soltanto 18 giorni prima o dopo del nodo (=punto in cui l'orbita lunare interseca quella apparente del sole). Conoscevano anche il concetto di zero, inteso come valore nullo, ma concreto allo stesso tempo. Il calendario maya andava oltre, collegandosi ai fenomeni celesti di un latro importante pianeta: Venere. I Maya sapevano che Venere era sia l'astro del mattino e sia quello della sera; sapevano che esso compie un giro intorno al sole in 224,7 giorni, mentre la terra in 365,2420 giorni. Il risultato combinato di questi due elementi è che il pianeta Venere, sorgeva esattamente nello stesso punto del cielo visibile dalla Terra ogni 584 giorni circa.

I maestri Maya, sapevano che 584 era una quantità approssimata, stimarono infatti i giorni della rivoluzione sinodica media di Venere in 583,92 (è lo stesso numero che si è calcolato ai giorni nostri). I maestri Maya utilizzarono queste loro ampie conoscenze creando un complesso sistema di calcolo calendaristico. Ogni 61 anni venusiani praticavano un aggiustamento di 4 giorni per armonizzare il ciclo sinodico di Venere con il loro anno sacro (composto da 260 divisi in 13 mesi da 20 giorni ciascuno). Nel corso di ogni V ciclo, alla fine della 57^ rivoluzione veniva effettuato un aggiustamento di 8 giorni, che interelava così strettamente l'anno sacro Maya con la rivoluzione sinodica di Venere da produrre semplicemente l'errore di un giorno ogni 6000 anni. Tutta un'altra serie di aggiustamenti facevano si che risultasse interrelato anche il normale calendario solare, che venne reso in grado di funzionare senza errori su archi di tempo eccezionalmente lunghi. La domanda a questo punto è già nata: che motivo avevano i Maya di adottare un così preciso calendario? Il motivo era uno solo, l'ossessione del tempo in quanto essi sapevano esattamente quanto il mondo era destinato a durare.

Il segreto di ciò sta nel cosiddetto lungo computo. Esso è un sistema per calcolare le date, fortemente impregnato da credenze del passato. Secondo questo il tempo operava in grandi cicli nei quali avevano luogo creazioni e distruzioni del mondo. Secondo i Maya, l'attuale ciclo iniziato il 13 agosto 3114 a.C. è destinato a finire il 23 dicembre 2012 d.C. Questa data, ritornando alle predizioni di Berosso, vedrà una disposizione planetaria così singolare ed unica da verificarsi soltanto una volta ogni 45.000 anni.


Nuovamente e per fortuna, nessuno è in grado di dire come e se ciò succederà, resta comunque un interrogativo di non poco conto:


che motivo hanno avuto i Maya di creare calendari e sistemi computistici così complessi da ragionare in cifre vicine ai milioni di anni, senza aver creato né nell'architettura, né nell'arte un qualcosa capace di resistere al tempo?


Questo modo di contare i giorni e di scandire il tempo è forse frutto di un'antica eredità lasciata da qualche civiltà che soccombette alla fine dell'ultimo ciclo?


Sono, queste, domande che sebbene non chiariscono il concetto di fine del mondo, aprono pur sempre la via della ricerca; ricerca di una civiltà che è venuta prima di noi e ci ha lasciato in modo discreto, ma insolitamente penetrante, numerosi indizi dei quali abbiamo raccolto soltanto una minima parte dell'immensa verità cui vogliono condurci.




utente anonimo

#4    25 Settembre 2007 - 22:37
 






UN CANE VIENE TROVATO MORTO NEL GIARDINO DELLA SUA proprietaria. E’ con questo strano delitto che inizia, in maniera geniale, il romanzo dello scrittore inglese Mark Haddon, in apparenza un giallo in cui il giovane Christopher indaga su questo crimine, in realtà un romanzo di formazione in cui l’ obiettivo dell’indagine diventa la ricerca della madre di Christopher e il suo viaggio per raggiungerla è un percorso difficile verso una maggiore autonomia e padronanza di sé.
E’ Christopher stesso che narra, con l’intenzione di scrivere un romanzo e dunque l’impressione è quella di leggere il romanzo di un romanzo che si ispira all’autore preferito di Christopher, Sir Arthur Conan Doyle. Si presenta, Christopher, dicendo il suo nome per intero (tre nomi e il cognome), e ci fa sapere che sa a memoria tutte le nazioni del mondo e le loro capitali, e ogni numero primo fino a 7507.
Più tardi ci dirà che ha 15 anni, 3 mesi e 3 giorni, che non dice mai bugie, che non vuole essere toccato, che ama il rosso e odia il giallo: non è certo un autoritratto comune. Quello che ci sorprende, di lui, è il contrasto fra la semplicità del linguaggio e dell’apprendimento della realtà e la sofisticazione della sua intelligenza matematica, la sua memoria eccezionale, la capacità di inquadrare tutto in schemi di una logicità estrema.
Per controparte, Christopher ha grande difficoltà a relazionarsi con gli altri, può rinchiudersi in un mutismo assoluto e ha bisogno di routine fisse che diano certezze al suo mondo: se tutto potesse essere ridotto in numeri, la vita sarebbe più semplice per lui. Quando Christopher scopre che è stato suo padre a uccidere il cane e che gli ha mentito dicendogli che la madre è morta, l’ordine del suo mondo viene sconvolto. Poco importa che la madre se ne sia andata con un amante perché non reggeva più alla tensione nervosa provocata proprio da lui, Christopher; nella sua visione schematica delle cose, se suo padre ha ucciso il cane e gli ha mentito, può uccidere anche lui e lui deve andare dalla madre.
Inizia così il viaggio che sembra l’eroica impresa di un cavaliere in lotta contro dei mostri, un percorso da incubo in cui tutto è un pericolo, tutto suscita in lui paura e repulsione che non riesce a dominare: la gente che si accalca e che, inevitabilmente, lo tocca, l’antro nero della metropolitana, lo sferragliare assordante dei treni, i fanali dei treni più terrorizzanti delle fiamme di qualunque drago. Ma c’è un finale felice, Christopher riesce ad arrivare a destinazione, la vita si farà ancora più complicata per i suoi genitori, lui riuscirà a superare l’esame di matematica per accedere all’università.
Perfetto, nella sua singolarità, lo stile di scrittura di questo personaggio afflitto dalla sindrome di Asperger (il nome del pediatra austriaco che individuò nel 1944 la sintomatologia di questa forma di autismo), fatto di catalogazioni, schemi, disegni, frasi brevi e incise che riproducono la sequenza logica dei suoi pensieri: difficile ricordare un altro personaggio che si mette a nudo in maniera così toccante e senza difese e che, nello stesso tempo, sembra guardare il mondo con un’innocenza e un’intransigenza che sono andate smarrite.


utente anonimo

#5    30 Settembre 2007 - 14:29
 
Oddio... che casino... Beh, ricordati solo una cosa: la gelosia uccide ;)
Un bacione lele
utente anonimo

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